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Alla ricerca della stella di Ratner

18 maggio 2011

Recensione del romanzo di Don DeLillo, La Stella di Ratner, Einaudi 2011, trad. italiana di Matteo Colombo.
 

Ratner suona un po’ come il nome di un noto personaggio italiano dei fumetti, ma in realtà è un cognome americano abbastanza diffuso. Nel 1976, Don DeLillo scrisse un romanzo dalle premesse vagamente fantascientifiche, e Ratner è lo scienziato che scopre una stella da cui sembra arrivare un misterioso messaggio, e non è il protagonista del libro.
1 Substrato
Il piccolo Billy Twillig salì a bordo di un Sony 747 in partenza per una terra lontana. Tutto questo si sa con certezza. Montò sull’aereo. L’aereo era un Sony 747, così contrassegnato, ed era previsto che arrivasse in un punto stabilito esattamente un certo numero di ore dopo il decollo. Tutto questo è soggetto a verifica, scolpito su pietra (khalix, calculus), reale come il numero uno. Ma davanti c’era l’orizzonte sonnolento, tremolante di polvere e vapori, un’invenzione i cui limiti erano determinati dalla prospettiva personale, non diversamente da quelle quantità immaginarie (la radice quadrata di meno uno, per esempio) che ci guidano a nuove dimensioni.
L’inizio è bilanciato perfettamente tra precisione e indeterminatezza. Reale e immaginario sono termini del linguaggio comune che in matematica assumono un significato preciso e oramai abbastanza scollegato dall’originale (gli immaginari sono “reali” quanto i reali, ossia in quanto oggetti matematici, ma certo non come un aereo o una pietra) e DeLillo mette di proposito questa ambiguità al centro del romanzo. Billy Twillig ha 14 anni ed è un famoso matematico, anzi ha appena vinto il Premio Nobel, che per la prima volta è stato assegnato alla matematica, per le sue ricerche sugli “zorg”, sull’elemento nilpotente di Twillig e sul “twilligon stellato” (questa parte può sembrare poco credibile, ma in realtà risulta che DeLillo si sia ispirato al famoso matematico Charles Fefferman (ovviamente famoso solo per chi è un matematico), che scrisse il suo primo articolo (in tedesco!) a 15 anni, diventò Professore a 22, e vinse la Medaglia Fields due anni dopo la pubblicazione del romanzo). Siamo in un prossimo futuro (rispetto all’anno di uscita del libro, infatti la storia si svolge nel 1979), e il mondo è turbato da misteriose crisi politiche. Billy raggiunge un laboratorio, un edificio a cinque piani a forma di cicloide, dove sono riuniti molti altri scienziati, ognuno specialista di una diversa disciplina. Billy scopre ben presto che tutti si aspettano da lui grandi cose, e più precisamente che decifri un messaggio formato da 101 impulsi, arrivato dallo spazio, dalle vicinanze appunto della stella scoperta anni prima da Ratner. Il romanzo è diviso in due parti. La prima si articola in 12 sottosezioni designate da termini che possono avere sia un significato matematico che uno corrente: substrato, flusso, forme, espansione, dicotomia…, ed è caratterizzata da uno stile esoterico e allusivo, e da una struttura volutamente picaresca. In ognuna di queste sezioni, parzialmente ispirate nella struttura ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”, Billy, come Alice, fa degli strani incontri con personaggi dai nomi improbabili, come l’enorme U.F.O. Schartwz, che rivela a Billy lo scopo della sua missione,o Othmar Poebbles, che riflette sulla dicotomia discreto/continuo che in qualche modo si ritrova in tutto il romanzo, e ancora il misterioso, forse solo sedicente, matematico Timur Nüt, scopritore delle superfici Nüteane, che cerca di mettere in difficoltà Billy con domande insidiose nella loro semplicità (“Usando al massimo un trattino, definire una geometria che non è euclidea”). A questi incontri si alternano brevi ricordi dell’infanzia di Billy, come la gita in metropolitana, dove lavora il padre, alla fine della quale hanno uno scontro contro un treno fermo. Ci fu allora un momento di calma superlunare. In questo intervallo, appena prima di cominciare a piangere, capìche c’è sempre almeno un numero primo tra un numero dato e il suo doppio.” (incidentalmente, questa cosa è vera, ma non si dimostra in modo banale. Qui e altrove DeLillo propone, in modo volutamente reticente, riferimenti corretti a proprietà matematiche assolutamente non immediate).
Nel corso del racconto, Billy incontra il più importante matematico vivente, Henrik Endor, che ha deciso di vivere in un buco scavato nel terreno, cibandosi di acqua piovana e vermi. Apparentemente, questa scelta è motivata dal suo fallimento nella decifrazione del codice ratneriano, ma la sua fede nella matematica rimane salda: La matematica è la sola avanguardia rimanente nell’intera provincia delle arti. È arte pura, ragazzo. Arte e scienza. Arte, scienza e linguaggio.”
Poi le cose si complicano e la seconda parte, circa un terzo del romanzo, ha una struttura molto meno organizzata e maggiormente soggettiva, quasi fossimo entrati in un romanzo di Virginia Woolf. Un gruppo di scienziati, tra cui Billy, decide di inoltrarsi nel sottosuolo, dove esiste una struttura interrata speculare al laboratorio e ancora a forma di cicloide. Vi sono grotte, tunnel e pipistrelli. C’è la ricerca di un linguaggio logico universale che permetterebbe di rispondere ai ratneriani. Come il twilligon stellato immaginato/scoperto da Billy, il romanzo prende una piega del tutto nuova fino ad un finale di grande intensità che evito in tutti i modi di descrivirvi.
DeLillo racconta in un’intervista che, dopo aver scritto i suoi primi tre libri, cominciò a studiare matematica: “Volevo avere un punto di vista nuovo sul mondo. Volevo immergermi in qualche cosa che fosse il più lontano possibile dai miei interessi e dal mio lavoro. E rimasi affascinato e finii per scrivere un romanzo e poi un lavoro teatrale sui matematici.” Il romanzo è una riflessione sul linguaggio e la comunicazione, sul potere della scienza e i suoi limiti, su cosa sia veramente la scienza, ed è tutto costruito infatti intorno alla matematica e ai matematici, che sono visti come una setta segreta che attraversa la storia ed è capace di parlare un linguaggio potente e misterioso. Alcune frasi assumono addirittura un significato diverso se lette come flusso di coscienza di Billy o invece come metafore matematiche.
NON SONO SOLO QUESTO
C’è un vita dentro questa vita. Un riempirsi di interstizi. C’è qualcosa tra gli spazi. Sono diverso da questo. Non sono solo questo, ma di più. C’è qualcos’altro in me che non so come raggiungere. Appena al di fuori della mia portata c’è qualcos’altro che appartiene al resto di me. Non so come chiamarlo o come raggiungerlo. Ma c’è. Sono di più di quello che conoscete. Ma questo spazio è troppo strano da attraversare. Non posso arrivarci ma so che è lì che bisogna arrivare. Dall’altra parte tutto è libero. Se solo potessi ricordare com’era la luce nello spazio prima che avessi occhi per vederla. Quando avevo una poltiglia al posto degli occhi. Quando ero tessuto umido. C’è qualcosa nello spazio tra ciò che conosco e ciò che sono e quello che riempie questo spazio è qualcosa per cui io so che non ci sono parole. (p. 403 della versione italiana).
Leggendo questo breve passaggio ci chiediamo se si sta parlando dei sentimenti di Billy, che non si sente solo come una macchina matematica, o della nostra percezione della realtà, al di fuori e al di là del linguaggio, o del Teorema di incompletezza di Godel, che dice che ci sono teoremi che sono veri ma che non possiamo dimostrare, richiamato due volte nelle pagine appena successive. Alla fine la matematica avveniristica, e accuratamente non descritta, di Billy, si incontra con il lontano passato. Se guardate la figura, scoprirete che il twilligon studiato da Billy (tracciato in rosso), è contenuto nel pentagramma pitagorico (la stella iscritta nel pentagono), ed è un fratello minore del triangolo aureo disegnato in verde, ossia il triangolo isoscele in cui il terzo lato è in rapporto aureo con gli altri due. Ma come la struttura stessa del romanzo, è anche un boomerang che non si stanca di tornare indietro, per quanto lontano lo si voglia lanciare.
di Roberto Natalini
EVENTO: IN VIAGGIO VERSO LA STELLA DI RATNER: UN’AVVENTURA TRA LETTERATURA E MATEMATICA

Presentazione del libro di Don DeLillo “La stella di Ratner”
con Chiara Valerio, Diego Altobelli e Roberto Natalini
Venerdì 20 maggio ore 18
presso la libreria assaggi
Via degli Etruschi 4, Roma

 

 

 

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