“Ti è mai capitato di scoprire che tieni a qualcuno solo quando non c’è e dici tipo: Oddio, non c’è, e adesso come faccio?” (David Foster Wallace, Il Re Pallido §49)
Oggi è il 21 febbraio 2012, giorno puramente palindromo, e il giorno in cui si sarebbe dovuto festeggiare il 50esimo compleanno di David Foster Wallace, se lui, in un giorno di settembre di quattro anni fa, non avesse smesso di pensare ai compleanni e a tutto il resto.
Wallace aveva come dote particolare di trovare titoli interessanti per le cose che scriveva. Uno dei suoi racconti più famosi si intitola “La morte non è la fine.” Si parla di un poeta plurilaureato, un sommo della letteratura americana, che giace semiaddormentato su di una sdraio accanto alla sua piscina. Il titolo è volutamente ambiguo, riferendosi in primo luogo al fatto che, anche dopo la morte, il poeta sarà ammirato e ricordato, ma anche al fatto che, per questo poeta, qualche cosa, in termini di ispirazione, deve essere già da tempo finito. Nel caso di Wallace la doppia lettura persiste, anche se in modo diverso, da un lato perché siamo ancora qui a ricordarlo e a leggerlo, e dall’altro perché sicuramente qualche cosa dentro di lui deve aver smesso di funzionare ben prima del 12 settembre.
Wallace aveva anche un’altra dote particolare: coltivava una forte passione per la matematica. Una fissazione, diceva lui. E non poteva essere altrimenti: la matematica richiede, a chi la pratica e a chi la ama, una forte dose di ossessività. Certo, quando si parla di matematica e letteratura, si pensa magari a Borges, Calvino, Perec, Queneau, Roubaud, forse a Pynchon (anche se in Italia [qualcuno] pensa a Dante…). Il rapporto di Wallace con la matematica è stato invece più sottile, quasi invisibile nelle opere della prima fase, e al tempo stesso più smaccato, tanto da fargli scrivere [un libro], a tratti molto tecnico, sull’infinito cantoriano. Ne abbiamo parlato in un post precedente [La strana matematica di David Foster Wallace], dove abbiamo detto tra l’altro che non è la matematica che ci porta a leggere Wallace, ma che, in alcuni casi, può rivelarsi una valida guida per cercare di interpretare la struttura e il senso di alcune delle sue opere.
Una delle preoccupazioni maggiori di Wallace è stata quella di riuscire a mutare il suo e il nostro P.O.V.(=punto di vista). Tutta la sua scrittura è dominata da questo tentativo, che è strettamente legata al suo desiderio di creare un contatto profondo con altri esseri umani. Cambiare P.O.V. vuol dire uscire da se stessi e provare empatia per gli altri. Vuol dire rinunciare alla nostra configurazione standard e ragionare su come operare delle scelte precise, come argomentato nel suo famoso discorso agli studenti del Kenyon College. Ed era anche la preoccupazione principale di James O. Incandenza, a.k.a. Lui-in-persona, nel maggior romanzo di Wallace, Infinite Jest. In uno dei film di Incandenza, dedicato alla statua di Santa Teresa del Bernini, viene messo in scena un personaggio un po’ ripugnante, un osceno venditore di buste per panini alcolizzato, che guarda con insistenza la statua. Il film mostra per tutto il tempo la testa del venditore in primo piano, tranne per soli quattro minuti in cui la statua riempie completamente lo schermo con la sua ricca sensualità barocca, “liberandolo [il venditore] per un attimo dalla propria testa, dal proprio inevitabile P.O.V.” Incandenza avrebbe anche voluto far uscire il figlio Hal da uno stato permanente, ma scarsamente riconosciuto dagli altri, di egoismo solipsistico, per metterlo in condizione di avere una reale comunicazione con l’esterno. Per farlo, decide di creare un film infinitamente divertente (intitolato ricorsivamente Infinite Jest), con lo scopo di portare il figlio “fuori da sé”, fallendo peraltro, con conseguenze abbastanza disastrose.
Questa operazione di cambiamento radicale del punto di vista, questo uscire dalla propria testa, ha un preciso equivalente matematico, che si chiama ‘inversione rispetto al cerchio unitario’. È questa una trasformazione che manda ogni cerchio di raggio R in un cerchio di raggio 1/R. Quello che era dentro al cerchio va a finire fuori e viceversa. L’interno si scambia con l’esterno, il concavo con il convesso.

Immagine invertita di una scacchiera
L’unico punto singolare di questa trasformazione è dato dall’origine, che è mandata all’infinito e viceversa. È un modo per vedere l’infinito con i nostri occhi, le rette parallele che si incontrano. Ed è anche un modo di descrivere come si possa uscire dalla gabbia della propria testa: attuare un radicale cambiamento di prospettiva, uscire da se stessi e guardare se stessi con gli occhi del mondo. In “Tutto e di più”, il suo libro sulla matematica dell’infinito, Wallace ha scritto: “…∞ e 0 sono definizioni geometriche inversamente correlate (…), così che nella geometria Riemanniana, ’0= 1/∞’ e ‘∞ = 1/0′ non sono soltanto legittimi; sono teoremi.“
Purtroppo si sa come vanno a finire queste storie di inversione. James O. Incandenza avrebbe deciso di porre fine ai suoi giorni nel tentativo di mettere tutta la materia cerebrale simultaneamente al di fuori del cranio, per poi ritrovarsi in seguito a poter finalmente entrare nella testa delle altre persone (ma non in quella di Hal). Anche Wallace ha deciso di andarsene nel punto all’∞. Ed è da lì, dalla sua scrittura, che continua a entrare nelle nostre teste, suggerendoci ancora nuovi modi per uscirne, stando attenti però a non farci del male. R.I.P. Dave.
Roberto Natalini
L’Archivio DFW Italia, lancia l’iniziativa ‘Pale Winter’: lettura collettiva de “Il Re Pallido” di David Foster Wallace. In occasione del suo 50simo compleanno, un gruppo di affezionati lettori darà il via ad una lettura ragionata del suo romanzo postumo, “Il Re Pallido”, pubblicato lo scorso anno, tradotto in Italia dalla casa editrice Einaudi.
La lettura comincerà a partire da oggi, 21 febbraio, e dal 3 Marzo, ogni sabato, per 12 settimane, ognuno dei partecipanti pubblicherà un intervento sul sito dell’Archivio DFW Italia. Naturalmente commenti e interventi saranno aperti a tutti i lettori italiani di Wallace che sono invitati ad unirsi all’iniziativa: una pagina Facebook e un Google Group verranno aperti per l’occasione, dando altre possibilità di interagire a chiunque lo volesse.
La lettura collettiva vuole essere un omaggio ad uno scrittore che in Italia conta un seguito di lettori attenti e affezionati, anche grazie al prezioso lavoro, abbastanza unico nel panorama mondiale, soprattutto delle case editrici Fandango, Minimum Fax, ed Einaudi, che hanno tradotto e pubblicato i suoi libri già alla fine degli anni ’90.
Come procedere. Procuratevi una copia de “Il Re Pallido”, e cominciate a leggerlo, e nel frattempo visitate il [sito dell’Archivio DFW Italia], dove troverete materiali e informazioni interessanti. Dal 3 marzo in poi potrete cominciare a postare i vostri commenti.
Video promozionale (guardatelo, ne vale la pena).